Counseling a orientamento somato-relazionale
La psicologia somato-relazionale, erede delle teorie di Wilhelm Reich e di Alexander Lowen, ‘padre’ della bioenergetica, è finalizzata a una crescita di salute e consapevolezza personale e al miglioramento dei rapporti umani, interpersonali e intrapersonali. Afferma la profonda identità di processi corporei e processi mentali e lavora per riorganizzare la persona attorno alla sorgente interna di sensazioni, emozioni e pensieri. E lo fa sia in sede di psicoterapia che in sede di counseling.
Se l’arte dello psicoterapeuta è di ripristinare le potenzialità della persona intervenendo a livello profondo, quella del counselor è di far vedere che nella persona - nel sé reale, naturale, corporeo - c’è già la soluzione della crisi, stabilendo modalità di comportamento e interazione con il mondo più avanzati rispetto a quelli dello stato di crisi, tali da far accettare la fase della trasformazione.
Il presupposto, infatti, è non solo che viviamo in un’epoca in cui è venuto a mancare quel sostegno psicologico che in altre epoche la società stessa assicurava, ma che la realtà di ogni persona, oggi, è molto diversa da quella proposta socialmente come ottimale. Viviamo, per così dire, un periodo di ‘dittatura dell’immagine del sé’, fissata nell’essere belli, di successo, giovani: questo crea un divario tra l’esperienza che abbiamo di noi stessi, il nostro sé reale, e la visione ideale di noi stessi, cioè il preteso sé simbolico che ci viene continuamente proposto. E questo divario è fonte di disagio, frustrazione e sofferenza.
La comprensione dell’armatura caratteriale e la conoscenza delle dinamiche fondamentali del carattere e della personalità, fornite dalla bioenergetica, sono per il counselor un elemento chiave per accompagnare il cliente dalla fase di crisi a quella di trasformazione e di soluzione, creando le condizioni all’interno delle quali le persone possono superare l’ambivalenza di una certa situazione e convogliare la propria energia in un’unica direzione, uscendo così dalla crisi. L’importante è accettare i passaggi dell’esistenza - disancorandosi per esempio dall’immagine fittizia che ci vorrebbe sempre belli e giovani - e le ‘prove’, anche difficili, della vita come momenti di evoluzione necessaria.
A cosa serve la bioenergetica
Tra le cosiddette ‘psicoterapie corporee’ la bioenergetica, messa a punto dal medico e psicologo americano Alexander Lowen (New York, 1910), allievo di Wilhelm Reich, si è rivelata una disciplina molto utile anche al di fuori dell’ambito propriamente analitico e terapeutico.
Partendo dall’assunto – peraltro oggi ampiamente riconosciuto - che corpo e mente sono funzionalmente identici (quel che accade nell’uno riflette quel che accade nell’altra e viceversa), la bioenergetica, che si può definire un modo di comprendere la personalità in termini bioenergetici, associa il lavoro sul corpo a quello sulla mente per aiutare le persone a risolvere, in ambito analitico, i propri problemi esistenziali e relazionali e a realizzare al meglio le proprie capacità di provare piacere e gioia di vivere. Ma grazie alla possibilità di agire anche fuori dall'ambito analitico, con le classi di esercizi bioenergetici, antistress o di autoregolazione bioenergetica, è una disciplina molto efficace per chiunque voglia intervenire sulle tensioni muscolari e sullo stress, in funzione di un proprio maggior benessere generale.
Gli esercizi bioenergetici
Ogni stress produce uno stato di tensione nel corpo. Se lo stress viene eliminato, la tensione di solito scompare; ma se lo stress di prolunga oltre la nostra capacità individuale di sopportazione, la nostra difesa di adattamento si trasforma in una tensione cronica, patologica, che persiste anche dopo la scomparsa dello stress originario, in forma di assetto muscolare e atteggiamento corporeo inconsci. Per Lowen, le tensioni muscolari croniche disturbano la salute emotiva abbassando l'energia dell'individuo , limitandone la motilità e l'autoespressione.
Gli esercizi bioenergetici servono proprio a questo: aiutano chi li pratica a entrare in contatto con le proprie tensioni e a rilasciarle attraverso movimenti appropriati. Questo non significa che gli esercizi siano un sostituto della terapia: non risolvono problemi emotivi profondi, anche se aiutano chi li pratica a entrare in contatto anche con le proprie emozioni.
Il grounding: i piedi per terra
La posizione base negli esercizi bioenergetici si chiama grounding: significa avere i piedi ben piantati in terra, essere in contatto con il proprio corpo e con la propria realtà, avere delle radici. La bioenergetica mira proprio a favorire il nostro progressivo radicamento nella realtà , quello che per gran parte delle filosofie orientali consiste nell'avere il proprio centro nella pancia, lo hara dei giapponesi.
Noi occidentali, invece, siamo per lo più centrati nella testa, abbiamo elevato la mente razionale a realtà suprema della nostra esistenza e quasi tutta la nostra energia è orientata verso l'alto, con uno spostamento che ci induce a non avere più contatto con gambe e piedi e con la pancia, sede delle emozioni e della vita. Ma questa mancanza di contatto con la terra e con il ventre è fonte di insicurezza, ansia, angoscia, anche se non ne siamo consapevoli. Ecco l’importanza di fare esercizi che coinvolgono gambe e piedi: tutto il nostro organismo ne risente in maniera benefica, ritrovando a poco a poco il proprio centro.
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